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- e chi vuol essere creatore nel bene e nel male, deve prima essere un annientatore e distruggere valori. Così il supremo male fa parte del supremo bene: ma il supremo bene è quello che crea. (Nietzsche)A sproposito di noi...
ci stiamo e finché non si inizia non recitiamo non divertiamo non siamo 123 Merde e poi si tocca si tocca e ci tocca
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Seconda mossa / Cavallo nero/
-Stratagemma gnostico per ano retrattile-
- era il rumore della timidezza
/oh persecuzione molle che m’hai tradita /
/sin dal primo celarmi alle feci mie stesse pubbliche /
/e conclamate poi da una decina di allievi piccolissimi/
/e d’ unghia nera certo offese/
/a colpi di bacchetta per mano/
so come potrebbe complicarsi il mio dire a Te ora mentre mi raffreddo i lobi con una salviettina igienica, so che non sarà facile renderti chiaro il luciferino -nel senso di lume inestinguibile quindi ininterrottamente attento- partirmi dalle tue vangate Da trovamilseme sìchetelotrovo-
- Lo vedi l’orologio a muro, lì contro quella parete senza quadri, lui mi racconta continuamente dei miei trascorsi, passati, lentamente visti e pesati dai suoi meccanismi, e ora vedi quel bimbo non confezionato al suo interno, che gira tra viti ed incastri seguendo la sua palla d’indecenza decorosa. I sentieri non illuminarono mai il suo tempo, solo scorciatoie, lunghi tragitti a rotta di collo, soste brevi, quasi di vergogna per poi ripartire in stesure armoniche d’incenso, sì, brava, vedi anche i segni della croce, frustati sulla fronte ed il petto, sintesi primaria di una gioia di vivere l’altrove.-
- Appoggio una mano sul pube prima d’addormentarmi. E’ mobile. E’ casta. Ci sono ferite o cuciture nelle tue lenzuola. Ma dormi tu?-
- Io? Se per dormire intendi il prendere cura di me, se per dormire intendi il prendere sogni e farne libri, se per dormire intendi l’escludere il mondo per un mondo, beh in quel caso sto ancora contando pecore, ma ci arriverò senza leggere più e senza il consiglio di un buon dottore, e se soffro, quello è un problema d’elaborazione d’immagine che se riflette non fa poi tanto male-
- Quanta fortuna hai in questo apparirti senza storielle e vagheggiamenti. Sembri un divano.Giocandoti addosso, come ogni divano che si rispetti, ch’abbia il Contegno di C grande, hai perso le molle laterali, ma non è peccato, solo un’inerzia in divenire collettiva di: uno si aggiunge all’uno e uno sarei iA. Ci toccherà trovare uno scacciapensieri di quelli antichi –dico di suono antico- tra il melanconico e il tarantellesco. Rammenteremmo più che coi sapori di mamma e non c’è gelosia nel propinarmi come donatrice di astrazione per il tuo passatempo. Anzi T’invito ufficialmente a distrarti con papiro in mano e la mano nell’altra si nasconde, però.-
- Io le tue natiche le trovo, e le approvo caldeggiando un cognac che sa d’estasi d’uva, se ti va, puoi pulirmi il mento con la lingua dei tuoi avi, passiti nella ricerca del nuovo verbo, a mare a sole e sartoria mala, tu mi giochi dentro il palpito del buon consiglio, fuori dalla tana lubrificata da una fantasia fattasi barocca, ma solo per l’occasione, succhiare sapresti senza oltraggiare il cardinale occupato in altre assoluzioni, troppo ma troppo lontano dal tuo ridere di vagina che, in vana, gongola.-
- E ora questo lungo periodare, tuo, Drastico signore a me già quasi caro. Dovrò confessarti che sento la carenza di una qualche Santa cellula alla Celestino V. Pardon.-

Prima mossa /Pedone/
- Il pompino predisposizione naturale al colloquio-
- Buongiorno signorina dal vestito bianco di rose stampate rosse come quel gran cappello –
- Le dirò con poco appuntito saluto di malagrazia, se preferisce, signore, di avere da anni una disposizione ammalata all'interLOquio. Se m’adombro con la falda è fatto naturale –
- Perché il profumo di intenzione non lo poggia su quel tavolino di radica e mi porta il mazzo di carte veline di futuro che vedremo? O la paura rimane parte di un dialogo che non le piace fare? Diamoci del tuo e del mio –
- Mi ricordavo con vaghezza pignola del “giovedì si mangia fegato di vitello” mentre avevo il palato appiccicoso per metà di crema pasticciera, sa l’aggiunta dell’uovo? Il sabato pomeriggio, verso le 17,00 era tempo di dolci melliti improvvisati, e mi perdoni il gioco da parolaia che ha l’aspetto di vizio, dal sapore appena casalingo più o meno montanocollinari. E se del Suo vuol renderlo a me Nostro faccia pure/ fai. Adocchiavo già la curiosità del tuo occhio grandangolare, assai di fretta, se dalla fronte alla bocca hai compreso poco il gesto delle mie narici quando sorridono clandestine dietro un pugno-
- Io amo leccare le mie labbra di cucina e il dolce abbina il mio salato riso alla tua loquacità cittadina, ma la credenza poggia su piedi di legno che il fuoco di una sola passione non riesce a bollire, se devo dire che, te lo dirò altrimenti mi siederò sotto le tue gambe affusolate, sul sofà verde magione, dimmi allora di cosa ti vesti mentre spogli il tuo corpo per lavarlo di cose che non vuoi confessare –
- Amo gli articoli determinativi perché sono slanciati. L’ IL si diverte così tanto e così sbadatamente a scivolare sulla lampo lunga lunga della schienavestesulginocchio per poi farmi poff poff sui glutei. Ma non ride, sai, lui è serio, tutto d’un pezzo, un accessorio da bifora, un benvenuto cinese, vedi un po’ tu. E poi lei, LA. Oh, è un cucchiaio che appena sfilo gli slip mi raccoglie gli umori e gli amori con l’ A maiuscola. Anche LO lo fa ma si concentra più sul rastrellarmi il girovita nel mese celebrativo degli innaffiatoi generaNTI, capisci, quelli che concediamo per uso a pochi intimi, i Fidi. I plurali non fanno che rincarare la dose. LE mi pettina i peli scappati al rasoio casualmente. Per I e GLI non vorrei che tu mi credessi usa alle pratiche orgiastiche. Solo fantasie grammaticali le mie, quando attendo rassegnata di declinarMi. –
- Tu non rispondi alle regole ma ti attieni alla presa del gradisco, e ora mentre ti giri, china nel guardare l’opera minore del pennello bohemien, ridicolizza in farina questo sentire da dietro il dittongo, e fanne mio sforzo, No, diceva no Vinicio al trapezio, con odio per ogni tipo di rete da pesci e salvezze di ultimo grido, e imparo o impano se invano tu senti detergere il mio mentre nel tuo ventre.
- E finalmente scambio è stato, se anche di conferme, non credi? Del resto, sapevamo già, i Volsci d’origine li amiamo più dei romani e meno dei greci. -
